COVER & INTERVIEW by PIETRO SCARAMUZZO for MUSICAJAZZ, MILANO – ITALY 🇮🇹

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Nell’edizione della rivista “MUSICA JAZZ” di Maggio 2022, la più importante rivista Jazz in Italia, è stata pubblicata l’intervista che Mafalda Minnozzi ha rilasciato al giornalista Pietro Scaramuzzo.

Nell’inserto interno della rivista, Mafalda Minnozzi é inoltre la copertina di “CIRCUS” con foto a tutta pagina firmata dal fotografo brasiliano Murilo Alvesso.

Nella sezione curata dal giornalista Alberto Bazzurro è uscita anche la recensione dell’ultimo lavoro discografico della Minnozzi: “CINEMA CITY, Jazz Scenes from Italian Film.

Intervista esclusiva in 🇮🇹 Italiano:

– Mi piacerebbe partire dal tuo ultimo album: CINEMA CITY – Jazz Scenes from Italian Film. Come nasce questo lavoro?
Mi ero piu’ volte ripromessa di lavorare a questo progetto, poi è accaduto che il 20 agosto del 2020 (in Brasile, a San Paolo, in piena pandemia) ho realizzato un concerto live in modalità streaming in cui ho inserito una serie di brani dedicati appunto a temi musicali del cinema italiano proponendoli per la prima volta alla platea virtuale, ai musicisti in studio e ai tecnici audio e video. La reazione? Sconvolgente! Tutti i presenti con le lacrime agli occhi e centinaia di messaggi e manifestazioni di grande affetto da parte del pubblico a dimostrazione dell’impatto emotivo del repertorio prescelto. Ho capito quindi che era il momento di concentrare le forze e produrre l’album.

Cosa ti ha guidato nella scelta dei brani?
Esiste un mondo di immaginazione nel cinema italiano ma questo non significa che i film più emozionanti e più popolari siano rappresentati dalle migliori canzoni. Ho cercato di scegliere brani caratterizzati da una tale profondità compositiva che ha permesso loro di vivere indipendentemente dalle immagini. Che bello poter contare sul sostegno della memoria collettiva che aiuta l’ascoltatore a concedersi alle emozioni di queste splendide canzoni. Applicando il jazz, io e il direttore/produttore musicale Paul Ricci abbiamo cercato di andare oltre l’ovvio per incontrare composizioni con una peculiarità: quella di aprire le porte all’improvvisazione melodica, armonica e ritmica. Per esempio LOVE THEME di Ennio Morricone non è stata mai progettata in un ritmo afro-brasiliano ma il disegno metrico della melodia ha permesso una base di improvvisazione che ha richiamato l’estro compositivo di Milton Nascimento nel suo brano “Ponte de Areia”. La scelta dell’acida dissonanza di “Amici Miei” per esempio, si è sposata perfettamente con lo stile d’improvvisazione di Graham Haynes… Ecco cosa ho cercato durante la selezione dei brani.
Credo che ogni brano di Cinema City abbia un piccolo segreto da scoprire proprio analizzandone l’apertura jazzistica in termini di improvvisazione. 

– Cosa ti lega al cinema e perché hai sentito l’esigenza di reinterpretare alcuni brani già molto celebri?
Al cinema mi lega la possibilità che mi concede di sognare, creare, conoscere e viaggiare attraverso le storie raccontate dai grandi registi, attori e sceneggiatori. 
Non riesco a dividere il cinema dalla sua colonna sonora, spesso anche i dialoghi passano per me in secondo piano quando la narrazione della storia è sostenuta da una grande composizione.
Il voler interpretare nuovi brani già molto famosi, nasce da un percorso autobiografico e introspettivo. Ho scelto anche brani meno esplorati come “Amici Miei”, “Anonimo Veneziano”, “Loss of Love” e “La Dolce Vita” perché hanno a che vedere con la mia parte più intima, forse anche più “noir”, drammatica, ironica, irriverente.

– Per questo disco ti sei circondata di molti musicisti straordinari. Penso a Luca Aquino, Dave Liebman, Graham Haynes, Jorginho Neto. Come sono nati questi incontri?
Permettimi di aggiungere alla lista anche Paul Ricci, chitarrista dell’intero progetto e direttore musicale, Art Hirahara, imprescindibile con il suo organo, Tiago Costa, tra i più interessanti e talentosi pianisti della sfera brasiliana, Sidiel Vieira, raffinato contrabbassista esponente della nuova generazione dei bassisti brasiliani e infine il batterista Ricardo Mosca, protagonista della più bella musica popolare brasiliana prodotta negli ultimi decenni.
Con Paul Ricci, abbiamo messo insieme musicisti di altissima caratura con la volontà di elaborare un suono che contemplasse tante e diverse sfaccettature musicali, dal jazz alla bossa, dal samba allo swing. È stata un’attrazione che chiamerei fisiologica perché tutti i musicisti hanno abbracciato questa sfida uscendo dalla lora “zona di conforto” assumendo il ruolo di co-protagonisti nella realizzazione dei brani.
Tanti incontri, storie diverse e come in una sequenza cinematografica ognuno di loro è entrato a far parte della mia crescita personale e professionale, sia nell’America del Sud che negli States. 

– Italiana da tempo radicata in Brasile. In che modo questi due mondi convivono nella tua musica?
In realtà mi divido tra il Brasile, NYC e l’Italia. Per un lungo periodo di tempo, attorno all’anno 2000, ho frequentato intensamente il Brasile e anche l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay e il Perù. Negli ultimi 15 anni New York è stato invece il mio indirizzo più frequente. Come convivono questi mondi? In completa armonia. Non mi sono mai sentita parte di una soltanto di queste realtà ma al contrario le ho aggregate fin dall’inizio, rendendole presenti in tutte le mie produzioni musicali. Non mi interessa il conflitto ma l’integrazione tra culture, partendo dal concetto che ogni cultura dialoga con l’altra in maniera estremamente naturale quando è in gioco anche e soprattutto la sopravvivenza. A quel punto ci si trova a dialogare con il mondo latino presente ad Harlem o nel Bronx, con il mondo afro-brasiliano nel cuore di Sao Paulo o di Rio, con i ritmi caraibici al nord del Brasile, o con il fado di reminescenza portoghese o il tango “portenho” di Cordoba, o si è trasportati a “Spaccanapoli” dalla melodia suonata dal pianista Andrè Mehmari, oppure nell’entroterra ai confini con Minas Gerais o alle celebrazioni funebri alla St.Peter Church dove si riuniscono i protagonisti della storia vivente del jazz. 

– Perché dall’Italia hai scelto di trasferirti in Brasile e in che modo questa terra ha contribuito al tuo percorso artistico?
Per colpa del cinema! Sono arrivata in Brasile rispondendo all’invito di Ary Carvalho, un personaggio storico del mondo editoriale sudamericano. Ispirato dalla figura di Toto del film Nuovo Cinema Paradiso Ary ha ritrovato nella trama le sue radici e le sue motivazioni. Ha quindi aperto un club privè dove suonavano i più grandi musicisti di Gil, Caetano, Chico Buarque, mentre io venni scelta in Italia da una talent sua amica per cantare canzoni del repertorio italiano. Al “Paradiso” (questo il nome dello storico locale alla Lagoa di Rio de Janeiro) è iniziato per me un nuovo percorso ricchissimo di incontri, di studi, di collaborazioni, di esibizioni live, registrazioni in studio, concerti e tour. Ho avuto un successo immediato che dura ormai da oltre 25 anni.  Questa traiettoria musicale in Brasile ha dato un contributo determinante alla mia formazione musicale e al mio successo personale, perchè la musica in Brasile è una religione ed è al centro della vita della gente. Inoltre il talento e la straordinaria musicalità dei musicisti brasiliani è ineguagliabile e aiuta ad espandere i propri orizzonti. 

Lo scorso 16 ottobre hai ti sei esibita per i 90 anni del Cristo Redentore a Rio de Janeiro. Com’è stata questa esperienza?
Straordinaria, fortissima, irripetibile, emozionante e densa di responsabilità. Ho rappresentato l’Italia come ambasciatrice della musica italiana in Brasile da 26 anni e credo di averlo fatto bene perché ho affrontato la sfida con umiltà e coscienza.

Ripercorrendo i tuoi anni di carriera, come vedi il tuo percorso e la tua crescita?
Visti i risultati potrei dire che è stato un miracolo, ma in realtà io non credo ai miracoli. È stato un percorso durissimo e allo stesso tempo un’avventura straordinaria in cui sento di essere solo a metà strada. 

In che modo hai vissuto questi due anni di pandemia dal punto di vista musicale e personale?
Ho lanciato 6 album e non ho mai smesso di suonare nè di produrre. In particolare sono rimasta per 4 mesi a New York e per 9 a San Paulo, due città molto attive in termini di concerti live in streaming e comunicazione digitale e ciò mi ha letteralmente salvato il “cervello” e l’anima.

Proprio durante la pandemia hai pubblicato il disco SENSORIAL – Portraits in Bossa & Jazz. Puoi parlarci di questo progetto?
È un progetto creato con tanto amore, che propone brani bellissimi del repertorio brasiliano con arrangiamenti in jazz, riletti da me e da Ricci con una attenzione meticolosa alla base ritmica e alle armonie. In studio, a NY, musicisti di grande talento ed esperienza hanno concluso l’opera. Mi riferisco a Harvie S (Swartz), Essiet Okon Essiet, Victor Jones, Rogerio Boccato, Art Hirahara e Will Calhoun.
Lo considero un grande lavoro che riunisce oltre tre anni di ricerca e di esperienza di concerti dal vivo spesi a capire cosa funzionava e cosa invece doveva essere sottratto a livello musicale e negli arrangiamenti. La critica lo ha premiato con recensione stupende e grande è stata la sua accettazione nel circuito delle radio jazz americane e non solo. Alcuni brani come Samba da Benção, Morro Dois Irmãos, Jogral e A Felicidade sono entrati stabilmente nella programmazione di emittenti come KUVO, WUSF, WNTU che li propongono quotidianamente in Florida, Colorado e Texas ed in playlist prestigiose come quella di Bobby Sanabria per la WBGO di NYC

Cosa ti piace ascoltare?
Il mio ascolto è molto variegato, perché spazia da Miles (sempre presente nella mia vita) a Diana Krall, da Lucio Dalla a Norah Jones, molto molto Antonio Carlos Jobim e le sue derivazioni al femminile, soprattutto Rosa Passos e spesso Gal e poi cantanti giovani come Cecile McLorin Salvant. Mi piace studiare Bobby McFerrin e la versatilità vocale di João Bosco, gruppi pop come “Kings of Convenience” e l’estro straordinario di Caterina Valente. Quando voglio sentire note più struggenti e il vibrato delle corde vocali ascolto Piaf, Roberta Flack e Duke Ellington. Poi aggiungo Bill Evans, Monk, James Taylor, Pat Martino,  João Donato, Wes Montgomery con Baden Powell e Mark Knopfler … “Ballads” di Coltrane mi prende al cuore. Insomma la mia playlist è molto divertente.

– Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?
Tanti, tanti, tanti, per sempre. A maggio sarò al “Birdland Jazz Club” a NYC con “Fotogrammi” poi al “Soapbox” a Brooklyn con Leo Genovese, Ricci e Franz Hackl con il progetto DDQ Experience (2+2), poi ancora al “Jazz Forum” a Terrytown a cui seguiranno altre date sulla costa atlantica prima di incrociare gli States verso LA, Vegas, Dallas e Denver. L’estate 2022 mi vedrà in Europa. Poi concluderemo l’anno realizando nuove produzioni, tra cui un singolo con una leggenda vivente della musica brasiliana e un tour di 25 concerti in Brasile per festeggiare i miei primi 25 anni di carriera nelle terre dei Tupiniquins.